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Trasferimento fittizio della sede all'estero: permane la giurisdizione italiana

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Trasferimento fittizio della sede all'estero: permane la giurisdizione italiana

Fallimentoestero

Il caso deciso dall’organo di nomofilachia verte su ricorso proposto dal curatore fallimentare di una società di distribuzione avverso la revoca della sentenza di fallimento, emessa in prime cure dal Tribunale di Varese, pronunciata dalla Corte d’appello di Milano sulla scorta del rilievo della errata applicazione alla vicenda dell’art. 9, comma 2, l. fall., secondo cui «Il trasferimento della sede intervenuto nell'anno antecedente all'esercizio dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza», in luogo del comma 5 del medesimo articolo, che non permette di escludere la giurisdizione italiana nel caso in cui il trasferimento sia avvenuto dopo il deposito del ricorso ex art. 6 l. fall., salvo che sia avvenuto in modo fittizio.
Il curatore fallimentare pone alla base del ricorso i motivi concernenti la violazione e la falsa applicazione delle norme in materia di fallimento e di giurisdizione, in particolare il fatto che la sentenza di secondo grado sia stata emessa senza nessuna giustificazione circa il difetto di giurisdizione, ma solamente sul rilievo dell’erroneità in diritto della sentenza impugnata.
Le Sezioni Unite Civili della Cassazione con la sentenza in commento (n. 3059/16, depositata il 17 febbraio), hanno enunciato il principio di diritto secondo «spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia, che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale, allorquando a detto trasferimento non abbia fatto seguito anche il trasferimento dell'effettivo esercizio di un'attività imprenditoriale e del centro dell'attività direttiva ed amministrativa, in quanto il trasferimento si è risolto in un atto meramente formale, restando pertanto escluso che esso sia stato posto in essere conformemente alla legge degli stati interessati. In tal caso, ai sensi dell'art. 25, comma 1, della legge n. 218 del 1995, spetta al giudice del luogo in cui si è perfezionato il procedimento di costituzione della società stabilire, in conformità al proprio ordinamento, quale sia in concreto la sede effettiva della società (Sez. Un., n. 3368/2006)».
Facendo applicazione di detto principio, le Sezioni Unite Civili della Cassazione, rilevata la correttezza dell’operato del giudice del gravame nell’accertamento della circostanza dell’effettivo trasferimento della sede sociale e del centro direttivo - amministrativo al di fuori del territorio italiano, hanno rigettato il ricorso.
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Tags: trasferimento,, fallimento, sede, estero, giurisdizione, art. 9 l. fall.

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