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Il silenzio del debitore ceduto non vale quale ricognizione di debito - A cura di Augusto Zingaropoli

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Il silenzio del debitore ceduto non vale quale ricognizione di debito - A cura di Augusto Zingaropoli

Cessionecredito

Massima: «Nella cessione di credito la notifica prevista dall’art. 1264 c.c. ha la funzione di escludere l’efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente piuttosto che al cessionario e non vale ad esonerare quest’ultimo dall’onere di provare il credito. Il debitore ceduto anche se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito, né il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un’intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione, gravando sul cessionario provare l’esistenza e l’ammontare del credito. L’accettazione della cessione da parte del debitore ceduto è una dichiarazione di scienza priva di contenuto negoziale che non vale come ricognizione tacita di debito».
 
La sentenza in commento costituisce un vero e proprio distillato di principi e regole operative valevoli in materia di cessione del credito.
Muovendo dalla chiara considerazione circa la struttura “normalmente” bilaterale del negozio di trasferimento del credito, gli ermellini precisano che la notifica prevista dall’art. 1264 c.c. svolge la funzione di escludere l’efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente anziché al cessionario, e non vale ad esonerare quest’ultimo dall’onere di provare il credito, neppure nell’ipotesi in cui alla notifica sia seguito il mero silenzio del debitore ceduto o, in ogni caso, la mancata contestazione del credito ceduto. La Suprema corte richiama, a tale ultimo riguardo, il principio di diritto, già affermato da Cass. Civ., sez. II, sent. 27 febbraio 1998, n. 2156, a mente del quale «il debitore ceduto, pur se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito, né il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un’intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione, di modo che è onere del cessionario provare l’esistenza e l’ammontare del credito». Inoltre, soggiunge la Corte, «l’accettazione della cessione da parte del debitore ceduto è dichiarazione di scienza priva di contenuto negoziale e non vale in sé quale ricognizione tacita del debito; né tale valenza può desumersi dal silenzio del debitore sulla natura del credito ceduto, atteso che quest’ultimo si identifica con il contratto dal quale nasce, da presumersi noto al nuovo creditore».
Infine, afferma la Suprema corte, alcun rilievo, né sotto il profilo probatorio tantomeno in materia di doveri di comportamento, può essere attribuito al silenzio del debitore ceduto ovvero alla mancata informativa al cessionario sulla esistenza di eventuali ragioni di contestazione del credito, «in quanto l’obbligo di diligenza di cui all’art. 1176 c.c., è imposto al debitore solo nell’adempimento della prestazione, mentre non può essere esteso sino ad includere l’informazione dettagliata sulle ragioni del rifiuto di adempiere (Cass. Civ., sez. I, sent. 18 dicembre 2007, n. 26664)».
 
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Tags: credito,, notifica,, cessione, riconoscimento, debito, silenzio, debitore ceduto, 1176, 1264, accettazione, dichiarazione, scienza

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