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Imprese di autotrasporto e accertamento del lavoro straordinario del personale mobile: il valore presuntivo semplice dei dischi del cronotachigrafo (Cass. Civ. Sez. Lav. 25/03/2016 n. 60139)

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Imprese di autotrasporto e accertamento del lavoro straordinario del personale mobile: il valore presuntivo semplice dei dischi del cronotachigrafo (Cass. Civ. Sez. Lav. 25/03/2016 n. 60139)

Cronotachigrafo

Il fatto
La vicenda decisa dai giudici di legittimità trae origine dal contenzioso promosso da un conducente di autotreni nei confronti della società di cui era dipendente. Il giudice di primo grado aveva condannato la società a corrispondere al lavoratore, per il lavoro di autista svolto alle proprie dipendenze dal maggio 1996 al maggio 1998, la somma di € 9.288,85, oltre interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di differenze retributive per l’attività di lavoro svolta e per lavoro straordinario, non contabilizzate in busta paga. La Corte di Appello di Messina rigettava l’appello proposto dal datore di lavoro. Contro detta sentenza la società proponeva gravame di legittimità, in particolare prospettando la erroneità e la carenza di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla inutilizzabilità dei fogli di registrazione del cronotachigrafo a seguito del disconoscimento da parte del datore di lavoro. In particolare, ad avviso della società, l’effettività del lavoro prestato non poteva essere dichiarata in ragione dei soli fogli di registrazione, disconosciuti da esso datore di lavoro e di provenienza incerta, in mancanza di ulteriori elementi atti a dimostrare l’esercizio dell’attività lavorativa.
Il decisum
La registrazione delle attività lavorative e di guida dei conducenti di autotreni o di autoarticolati operata mediante cronotachigrafo, in quanto offre una rappresentazione meccanica di fatti e di cose, deve essere ricondotta all’area disciplinare dell’art. 2712 c.c. Secondo la disposizione da ultimo ricordata «le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime». Con la sentenza in commento, la Suprema Corte analizza il problema della rilevanza da attribuire a dette registrazioni/rappresentazioni meccaniche, nell’ipotesi in cui il datore di lavoro abbia formalmente disconosciuto la provenienza e, in ogni caso, la conformità dei fogli di registrazione del cronotachigrafo ai fatti cui si riferisce la rappresentazione meccanica. La soluzione al problema viene offerta dagli ermellini osservando che «l’accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafici, prodotti in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall’art. 2712 cc, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo». (conformi: Cass. Civ. Sez. Lav. 13 maggio 2014, n. 10366; Cass. Civ. Sez. Lav. 20 giugno 2002, n. 9006). In definitiva i soli dischi di registrazione non bastano per ottenere in giudizio il favorevole accertamento della sussistenza di lavoro straordinario, poiché il cronotachigrafo è uno strumento “presuntivo” e, conseguentemente, la stessa rappresentazione dei fatti da esso offerta può al più valere quale presunzione semplice lasciata all’apprezzamento del giudice, il qual potrà desumere la gravità, precisione e concordanza della stessa attraverso ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo. Nel caso che ci occupa, i giudici di legittimità ritengono che la pronuncia del giudice di seconde cure si sottragga ai vizi denunciati, poiché la Corte d’Appello «ha preso in considerazione le risultanze istruttorie, e si è attenuta al suddetto principio di diritto, in quanto ha tenuto conto della contestazione effettuata dalla società in ordine ai dischi cronotachigrafici e ha rilevato che gli stessi non erano l’unico elemento di prova, sussistendo in favore della domanda del lavoratore le risultanze della prova per testi».
La Suprema Corte ha altresì aggiunto che «è possibile assegnare alla consulenza tecnica d’ufficio ed alle correlate indagini peritali funzione “percipiente”, quando essa verta su elementi già allegati dalla parte, ma che soltanto un tecnico sia in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone. Nella specie, tale funzione hanno svolto le CTU espletate nel corso del giudizio, senza esorbitare, dunque, dal proprio ambito. Ed infatti, la prima CTU in ragione di quanto registrato sul singolo dischetto ha rilevato le ore effettive di guida giornaliera, e l’altra ha quantificato, in base a quanto pagato e risultante dalle buste paga e sulla base del contratto collettivo applicabile alla fattispecie, le differenze dovute per il lavoro in più svolto e non considerato dal datore di lavoro».
Con la sentenza in commento, la Cassazione ha riaffermato inoltre il principio secondo cui, in tema di prescrizione dei crediti retributivi del lavoratore, «l’onere di provare la sussistenza del requisito occupazionale della stabilità reale, ai fini ella decorrenza del termine in costanza di rapporto di lavoro grava sul datore di lavoro, che tale decorrenza eccepisca, dovendosi ritenere, alla luce della tutela ex art. 36 Cost., che la sospensione in costanza di rapporto costituisca la regola e l’immediata decorrenza l’eccezione». Infine gli ermellini, sul punto della rilevanza della sottoscrizione apposta dal lavoratore sulle buste paga, hanno osservato che «non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti di paga ed è sempre possibile l’accertamento della insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga».
In ragione degli enucleati principi di diritto, la Suprema Corte ha respinto il ricorso del datore di lavoro.
Massime
(i) In tema di accertamento del lavoro prestato da un conducente di autotreno o autoarticolato, e quindi dello straordinario eventualmente svolto da tale dipendente, i dischi cronotachigrafi, in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, non possono da soli fornire piena prova, stante la preclusione sancita dall’art. 2712 c.c., né dell’effettuazione del lavoro, e dell’eventuale straordinario, né dell’effettiva entità degli stessi, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo, offerti dallo interessato o acquisiti dal giudice del lavoro nell’esercizio dei propri poteri istruttori.
(ii) L’onere di provare la sussistenza del requisito occupazionale della stabilità reale, ai fini ella decorrenza del termine in costanza di rapporto di lavoro grava sul datore di lavoro, che tale decorrenza eccepisca, dovendosi ritenere, alla luce della tutela ex art. 36 Cost., che la sospensione in costanza di rapporto costituisca la regola e l’immediata decorrenza l’eccezione.
(iii) È possibile assegnare alla consulenza tecnica d’ufficio ed alle correlate indagini peritali funzione “percipiente”, quando essa verta su elementi già allegati dalla parte, ma che soltanto un tecnico sia in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone.
A cura di
Avv. Augusto Zingaropoli
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Tags: presunzione, semplice, indizio, sottoscrizione, prospetti-paga, dischi, cronotachigrafo, accertamento, straordinario

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