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Il recente intervento della Cassazione sulla depenalizzazione dell'appalto illecito di manodopera e sul distacco illegittimo di lavoratori

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Il recente intervento della Cassazione sulla depenalizzazione dell'appalto illecito di manodopera e sul distacco illegittimo di lavoratori

Appaltomanodopera

Con Sentenza n. 10484 del 2016, la terza sezione della Cassazione ha dichiarato la sopravvenuta depenalizzazione, ad opera dell’art. 1 D.Lgs. n. 8 del 2016, dell’art. 18, comma 5-bis, D.Lgs. n. 276 del 2003, che punisce l’appalto ed il distacco di manodopera privi dei requisiti rispettivamente sanciti dagli artt. 29 e 30 D.Lgs. n. 276 del 2003, salvo che il fatto sia commesso mediante lo sfruttamento dei minori (che, di regola, si ha con l’avviamento al lavoro di soggetti minori di 15 anni o che non abbiano concluso il periodo di istruzione obbligatoria, o ancora minori compresi tra i 15 e i 18 anni per adibirli ai lavori espressamente vietati dall’art. 6, L. 17 ottobre 1967, n. 977, come modificato dal D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 345 e quindi dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 262).
Su questi presupposti, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna «perché il fatto non è più previsto come reato» (in ossequio a quanto previsto dall'art. 9, D.Lgs. n. 8 del 2016), disponendo la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa competente a ricevere il rapporto ed a irrogare la sanzione (art. 17, comma 1, L. 24 novembre 1981, n. 689), individuata, nello specifico, nella Direzione Territoriale del Lavoro, «quale articolazione periferica del Ministero del Lavoro e delle Politiche Agricole, nel cui ambito la violazione sarebbe risultata commessa».
Convincenti appaiono le riflessioni formulate da autorevole commentatore in merito alla sentenza in esame, secondo cui «la decisione in commento, nel dare applicazione alla recente depenalizzazione disciplinata dal D.Lgs. n. 8 del 2016, pone anzitutto l'interrogativo circa il significato che assume il rinvio all'art. 129 c.p.p. da parte dell'art. 9, comma 3, D.Lgs. n. 8 del 2016. Quest'ultimo, infatti, per l'ipotesi in cui -come nel caso in esame- l'azione penale sia già stata esercitata per taluno dei reati rientranti nella depenalizzazione, dispone che il giudice pronunci, “ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, sentenza inappellabile perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, disponendo la trasmissione degli atti all'autorità competente all'applicazione della (nuova) sanzione amministrativa».
In particolare, continua il ricordato autore, «visto l'automatismo che, almeno in apparenza, pare aver guidato la Suprema Corte nel determinarsi nel senso indicato, il dubbio che sovviene riguarda il significato del citato richiamo all'art. 129 c.p.p., che, a tutta prima, potrebbe essere inteso quale mera individuazione della formula assolutoria indicata dall'art. 9 D.Lgs. n. 8 del 2016 da pronunciarsi “in ogni stato e grado del processo”; ovvero quale rinvio alla disciplina dal medesimo complessivamente stabilita, sì da consentire al giudice una gradazione della soluzione da adottare, accordando prevalenza, ove possibile, alle formule assolutorie per insussistenza del fatto o perché l'imputato non lo ha commesso. A parere di chi scrive, invero, il rispetto del principio del giusto processo oltre che delle (connesse) esigenze di economia processuale dovrebbero indurre a privilegiare la seconda soluzione, aderendo alla quale le indicazioni contenute nell'art. 9 D.Lgs. n. 8 del 2016 dovrebbero trovare applicazione solo a fronte dell'impossibilità di pronunciare, allo stato degli atti, sentenza di proscioglimento nel merito» (vedi M. Riverditi, Distacco e appalto di manodopera: giusto processo "a rischio" di fronte alla depenalizzazione, in Quotidiano Giuridico del 01/04/2016).
In senso analogo, deve registrarsi il preesistente orientamento conforme della Suprema Corte, secondo cui, in caso di depenalizzazione e conseguente obbligo di trasmissione degli atti alla competente autorità amministrativa, il giudice dovrebbe astenersi dall'agire in tal modo solo nel caso in cui, emergendo «con assoluta ed immediata evidenza le ragioni assolutorie più ampie, pronunci sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p.» (Cass. Pen., Sez. III, 26 giugno 2002, n. 33622).
 
 
A cura di
Avv. Augusto Zingaropoli
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Tags: distacco, appalti, depenalizzazione, manodopera, proscioglimento, insussistenza, fatto, giusto, processo

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