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I riflessi del depotenziamento della tutela c.d. reale sulla decorrenza della prescrizione in materia di crediti retributivi (nota a Tribunale di Milano–Sez. Lav. Sent. n. 3460 del 16 dicembre 2015) – A cura di Angela De Maio

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I riflessi del depotenziamento della tutela c.d. reale sulla decorrenza della prescrizione in materia di crediti retributivi (nota a Tribunale di Milano–Sez. Lav. Sent. n. 3460 del 16 dicembre 2015) – A cura di Angela De Maio

Jobsact

La sentenza in esame è pronunciata a decisione di una controversia che ha visto come protagonisti alcuni lavoratori part time, che lamentavano una disparità di trattamento economico rispetto ai colleghi a tempo pieno. I ricorrenti chiedevano le differenze retributive maturate da luglio 2007 non percepite, a causa del computo di alcune voci retributive, a loro applicato, e più sfavorevole rispetto a quello dei colleghi in regime di tempo pieno. Sul punto la società datrice di lavoro eccepiva la non azionabilità dei crediti, attesa l’intervenuta prescrizione quinquennale. Preliminarmente, occorre precisare che i crediti di natura retributiva si prescrivono in cinque anni, soggiacciono dunque a tale termine le voci che concernono il TFR, l’indennità sostitutiva di preavviso, le indennità connesse alla cessazione del rapporto e tutti gli altri emolumenti corrisposti al lavoratore con carattere di periodicità.

 La giurisprudenza si è interrogata a lungo sull’individuazione del momento a partire dal quale debba iniziare a decorrere la prescrizione, attesa la particolarità della natura del rapporto di lavoro, caratterizzato in nuce da uno squilibrio di potere contrattuale.
Il Tribunale di Milano, con una innovativa motivazione, ha rigettato l’eccezione di prescrizione formulata dal convenuto datore di lavoro, ribaltando il consolidato orientamento giurisprudenziale, che, alla luce delle pronunce della Corte Costituzionale del 10 giugno 1966 n. 63 e 12 dicembre 1972 n. 174, ritiene legittimo far decorrere il dies a quo della prescrizione dei crediti retributivi: i) quanto ai rapporti assoggettati al regime di tutela reale, in costanza e, dunque, durante il rapporto; ii) quanto ai rapporti in regime di tutela obbligatoria (aziende che occupano fino a 15 dipendenti), soltanto dopo la cessazione del rapporto, rimanendo sospeso fino a detto momento la decorrenza del termine.
Il giudice di merito, nella sentenza de qua, ritiene che la decorrenza o meno della prescrizione in corso di rapporto vada verificata con riguardo al concreto atteggiarsi del medesimo in relazione all’effettiva esistenza di una situazione psicologica di metus del lavoratore e non già alla stregua della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto astrattamente regolare il rapporto, ove questo fosse stato pacificamente riconosciuto dalle parti fin dall'inizio come avente le modalità che il giudice, con un giudizio necessariamente “ex post”, riconosce; applicando, quindi, la relativa disciplina legale (cfr., ad es., Cass. Sentenza n. 23227 del 13/12/2004; Sentenza n. 20987 del 29/10/2004; Sentenza n. 11793 del 06/08/2002). A tale riguardo il giudice ambrosiano osserva che l'entrata in vigore dal 18/7/2012 della legge n. 92/12 ha modificato la tutela reale di cui all'articolo 18 St.Lav., prescrivendo, al comma cinque di tale norma, delle ipotesi nelle quali, anche a fronte di un licenziamento illegittimo, la tutela resta solo di tipo indennitario, senza possibilità di reintegrazione, in modo analogo che nella tutela obbligatoria (seppur con importi risarcitori maggiori).
Tale circostanza, deve fare ritenere – osserva il tribunale ambrosiano – che dall’entrata in vigore della legge e, a questo punto e a maggior ragione, dall’entrata in vigore del Jobs act e del contratto a tutele crescenti «i lavoratori, pur dipendenti da azienda sottoposta all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, possano avvertire nel corso del rapporto lavorativo, il timore del recesso e rinunciare dunque, a far valere le proprie ragioni». Lo sviluppo di detto ragionamento dovrebbe indurre a ritenere, in ossequio alla ratio delle cennate sentenze costituzionali, che, ove i diritti retributivi siano sorti anteriormente al 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della Legge Fornero), la prescrizione decorra regolarmente fino a tale data, dopodiché sarà sospesa per il periodo successivo ad esso e fino alla data di cessazione del rapporto, momento dal quale tornerà a decorrere per la residua durata rispetto all’originario termine quinquennale.
La statuizione del giudice, attesa la ricostruzione della motivazione, sembra volta ad evitare che l’esigenza di conservare il posto di lavoro, conduca o meglio costringa il lavoratore ad una rinuncia di fatto dei propri diritti, attraverso un’inerzia che non sia il frutto di libera espressione della volontà negoziale ma solo conseguenza della “necessità” di conservazione del posto di lavoro e con esso del sostentamento di primari bisogni personali e familiari.
Massima redazionale
L’entrata in vigore della legge 92/7/2012, modificando di fatto l’art 18 dello statuto dei lavoratori, prescrive al comma 5, ipotesi nelle quali anche a fronte di un licenziamento illegittimo, la tutela accordata al lavoratore resta di tipo solo indennitario, senza possibilità di reintegrazione e dunque in modo analogo che nella tutela obbligatoria (seppur con importi risarcitori maggiori). La mutata disciplina normativa fa sì che, a partire dalla sua entrata in vigore, i lavoratori seppur dipendenti da azienda sottoposta all’applicazione dell’art. 18, a fronte della diminuita resistenza della propria stabilità, possano incorrere, per la durata della relazione lavorativa, nel timore del recesso, nel far valere le proprie ragioni, circostanza idonea a sospendere la decorrenza della prescrizione quinquennale dei crediti retributivi, in costanza di rapporto, fino al giorno della cessazione del medesimo.
 
 
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Tags: quinquennale, tutela,, reale, obbligatoria, crediti, retributivi, Legge Fornero, 18 luglio 2012, decorrenza

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