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Diritti autodeterminati, deduzione di atti o fatti costitutivi e limiti dello ius novorum in appello

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Diritti autodeterminati, deduzione di atti o fatti costitutivi e limiti dello ius novorum in appello

Servit

 


La fattispecie decisa dalla Suprema corte è relativa ad azione confessoria servitutis finalizzata all’accertamento della servitù e, in subordine, alla costituzione di servitù coattiva e, infine, al risarcimento dei danni. Nello specifico, i proprietari di un fondo, assumendo che la loro proprietà, per l’accesso alla via pubblica, era servita da uno stradone carraio, all’ingresso del quale era stato posto un cancello che bloccava il transito, agivano nei confronti dei titolari di particelle immobiliari vicine al loro fondo onde ottenere l’accertamento della servitù e l’allargamento del tracciato, al fine di consentire il passaggio anche a mezzi agricoli.

A fondamento della domanda gli attori deducevano inizialmente in ordine all’acquisto della servitù in ragione del prolungato esercizio dell’attività di transito sullo stradone carraio e, successivamente, invocavano l’esistenza di un titolo convenzionale di acquisto della servitù. Nei due gradi del giudizio di merito, dapprima il Tribunale e poi la Corte d’Appello rigettavano la domanda, ritenendo che la deduzione degli attori che la servitù si fondava su un titolo convenzionale era tardiva, ma soprattutto, integrava una causa petendi diversa da quella indicata nella citazione, nella quale gli attori avevano fatto riferimento – come detto − all’acquisto della servitù per il prolungato esercizio dell’attività di transito sullo stradone carraio. Avverso la pronuncia della Corte d’Appello, gli attori proponevano ricorso per cassazione, deducendo la violazione e falsa applicazione di norme di legge, oltreché il vizio di motivazione, per avere la Corte territoriale sbagliato nell’esaminare e interpretare la domanda in relazione agli atti essenziali prodotti, non avendo ricostruito integralmente il senso dell’atto introduttivo, rispetto al quale non poteva considerarsi nuova la domanda diretta all’accertamento positivo di un titolo convenzionale della servitù. La Cassazione nel decidere la questione in esame ricorda la distinzione oramai ampiamente invalsa in sede di legittimità, tra diritti autodeterminati e eterodeterminati. «I primi sono quelli la cui individuazione prescinde dal titolo di acquisto allegato ed è motivata in relazione alla natura unica ed irripetibile della situazione sostanziale dedotta; lì dove, invece, l’identificazione dei secondi è in funzione dello specifico fatto storico contrattualmente qualificato, sicché la causa petendi si risolve nel riferimento concreto a quel fatto specifico che è affermato ed allegato come costitutivo, e che perciò possiede una specifica attitudine a individuare il diritto fatto valere in giudizio» (Cass., n.7267/1997). Elaborata allo scopo di fissare i limiti entro cui la domanda può essere modificata senza incorrere nel divieto della mutatio libelli, detta distinzione scioglie una risalente antitesi fra titolazione e sostanziazione della causa petendi. La deduzione dei diritti autodeterminati dipende, infatti, da un puro meccanismo di designazione legale (titolazione, appunto), che consente di collegare la pretesa alla norma invocata senza la mediazione dei fatti storici su cui si fonda l’acquisto del diritto; fatti, al contrario, da cui i diritti eterodeterminati traggono senso e contenuto (sostanziazione, appunto) perché solo attraverso essi prende corpo il rapporto giuridico che ne è all’origine Ne deriva, perciò, specifica la Corte Suprema, che non viola lo ius novorum in appello la deduzione da parte dell’attore di un fatto costitutivo del tutto diverso da quello prospettato in primo grado a sostegno della domanda introduttiva del giudizio (Cass., n. 24702/2006). In conclusione, la Cassazione accoglie il ricorso e cassa l’impugnata sentenza, rinviando alla Corte d’appello che dovrà attenersi al seguente principio di diritto: «nelle azioni relative a diritti autodeterminati, quali la proprietà e gli altri diritti reali di godimento, la causa petendi della domanda si identifica con i diritti stessi e con il bene che ne forma l’oggetto. Pertanto, i fatti o gli atti da cui dipende l’acquisto del diritto vantato, essendo ininfluenti ai fini dell’individuazione della causa petendi, hanno natura processuale di fatti secondari e sono dedotti esclusivamente in funzione probatoria del diritto vantato in giudizio. Con l’ulteriore conseguenza che non viola il divieto dello ius novorum in appello la deduzione da parte dell’attore di un fatto o di un atto costitutivo del tutto diverso da quello prospettato in primo grado a sostegno della domanda» (Cassazione, Sezione II Civile, 24 settembre - 17 novembre 2014, n. 24400).

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Tags: azione,, acquisto,, causa,, fatti,, titolo,, confessoria,, servitutis,, servitù,, convenzionale,, coattiva,, diritti,, autodeterminati,, eterodeterminati,, causa,petendi,, ius,, novorum,, proprietà,, reali,, bene,, atti,, secondari,, probatoria,, appello

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