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Possibile la rinnovazione del licenziamento in caso di nullità del primo recesso

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Possibile la rinnovazione del licenziamento in caso di nullità del primo recesso

Comporto


Il caso − La controversia decisa dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24525, depositata il 18 novembre 2014, riguarda una vicenda di doppio licenziamento. Nella specie, i Giudici di merito dei due primi gradi di giudizio avevano rigettato la domanda di un lavoratore diretta ad ottenere la declaratoria di inefficacia della revoca del licenziamento effettuata nel maggio del 2009 dalla datrice di lavoro, nonché di illegittimità del licenziamento intimatogli nell’aprile dello stesso anno. La decisione consente al Giudice di legittimità di riaffermare alcuni consolidati principi di diritto.

Nullità del recesso in caso di mancato superamento del comporto − La Cassazione, nel decidere la questione in esame, ricorda l’orientamento giurisprudenziale affermatosi in sede di legittimità secondo cui

«in caso di licenziamento intimato per superamento del periodo di comporto, ma anteriormente alla scadenza di questo, l’atto di recesso è nullo per violazione di norma imperativa, di cui all’art. 2110 c.c. (…) e non già temporaneamente inefficace, con differimento dei relativi effetti al momento della scadenza: il superamento del comporto costituisce, infatti (…) una situazione autonomamente giustificatrice del recesso, che deve, perciò, esistere già anteriormente alla comunicazione dello stesso, per legittimare il datore di lavoro al compimento di quest’atto, ove di esso costituisca il solo motivo» (Cass., n. 9869/1991).

Il datore di lavoro può comunque rinnovare il licenziamento – Tuttavia, la nullità del licenziamento non è di ostacolo alla possibilità di rinnovazione dell’atto. Tale rinnovazione costituisce un negozio diverso da quello precedente. Spiega, difatti, la Suprema Corte, che «è consentita la rinnovazione del licenziamento disciplinare nullo per vizio di forma in base agli stessi motivi sostanziali determinativi del precedente recesso, anche se la questione della validità del primo licenziamento sia ancora sub iudice». In conclusione, la continuità e la permanenza del rapporto di lavoro, non interrotto dall’atto di recesso nullo, per un verso rendono privo di effetto l’atto di revoca del primo licenziamento intimato dalla società, per un altro verso giustificata l’irrogazione di un secondo licenziamento, basato su una nuova e diversa ragione giustificatrice, dalla quale deriverà l’effetto estintivo del rapporto solo in mancanza di tempestiva impugnazione (Cass. n. 6055/2008). Sulla base di tali argomentazioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal lavoratore (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 luglio – 18 novembre 2014, n. 24525).

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Tags: inefficacia,, revoca,, licenziamento,, nullo,, doppio,, comporto,, superamento,, mancato,, nullità,, rinnovazione,, rinnovare,, vizio,, forma,, continuità,, permanenza, Avv. Augusto Zingaropoli

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