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La contrattazione di prossimità e le deroghe ai limiti alla stipula dei contratti a termine

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La contrattazione di prossimità e le deroghe ai limiti alla stipula dei contratti a termine

Prossimit


Il Ministero del lavoro, con risposta all’interpello n. 30 del 2 dicembre 2014 (cfr. risposta a interpello n. 30/2014), ha affermato che la contrattazione di prossimità non può rimuovere del tutto i limiti quantitativi di ricorso al contratto a tempo determinato, previsti dalla legislazione o dalla contrattazione nazionale, ma può esclusivamente prevederne una nuova modulazione. Come è noto, l’articolo 1 del D.L. n. 34/2014 modificando l’articolo 1 del D.Lgs. n. 368/2001 ha introdotto la regola generale secondo cui, a partire dal 21 marzo 2014, il numero complessivo dei lavoratori assumibili a termine dai datori di lavoro con più di 5 dipendenti «non può eccedere il limite del 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione». Il medesimo provvedimento ha, fra l’altro, mantenuto fermo e fatto espressamente salvo il disposto dell’articolo 10 comma 7 del D.Lgs. n. 368/2001, che affida ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, l’individuazione di limitazioni numeriche all’utilizzo del contratto a tempo determinato. Dunque l’alternativa ammessa risulta essere solo quella tra il limite legale e la contrattazione collettiva di livello nazionale. Il problema riguarda, dunque, gli eventuali diversi limiti stabiliti dalla contrattazione collettiva di prossimità ex articolo 8 del D.L. n. 138/2011. La norma, che risale ai

primi anni della crisi, tende a fornire una gestione più flessibile delle imprese e rafforzare la contrattazione di secondo livello. Il senso della norma è, pertanto, quello di consentire «specifiche intese» con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati e con riferimento a materie strategiche per l’organizzazione del lavoro e della produzione, volte a derogare sia ai contratti collettivi nazionali di lavoro che alle leggi statali e regionali. Questo ampio potere derogatorio è stato sottoposto al vaglio della Consulta che con la sentenza n. 221/2012 ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 8 del D.L. n. 138/2011 rilevando soprattutto il carattere eccezionale della norma, destinata a trovare applicazione esclusivamente nelle materie ricomprese nell’elenco tassativo in essa riportato. Questo è il presupposto assunto dal Ministero del lavoro per l’interpello n. 30 in commento. Constatato che nell’elenco figurano anche i contratti a termine, si afferma che anche la disciplina dei limiti quantitativi legali e contrattuali di utilizzo di tale istituto, previsti dagli articoli 1 e 10 del comma 7 del D.Lgs. n. 368/2001 appare derogabile per mezzo della contrattazione di prossimità. Ricorda il Ministero, che l’intervento della contrattazione di prossimità non è soggetto solo ad un limite «oggettivo», essendo richiesto anche che le intese siano subordinate al «rispetto della Costituzione, nonché (dei) vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro» e non possano, quindi, mettere in discussione la cornice giuridica sovraordinata nella quale esse sono calate. Con riguardo all’intervento sui contratti a termine, il riferimento è, in particolare alla Direttiva 1999/70 relativa all’accordo quadro Unice, Ceep e Ces sul lavoro a tempo determinato, nell’ambito del quale − così come nell’articolo 1, comma 1 dello stesso D.Lgs. n. 368/2001 − si statuisce che la forma comune dei rapporti di lavoro è e continuerà ad essere rappresentata dai contratti a tempo indeterminato. Conclude il Ministero che, sotto tale ultimo profilo, deve essere evidenziato come i contratti di prossimità siano abilitati ad intervenire con discipline che, ad ogni modo, non mettano in discussione il rispetto della ricordata cornice giuridica nella quale vanno ad inserirsi, e ancora che l’intervento della contrattazione di prossimità non potrà comunque rimuovere del tutto i limiti quantitativi previsti dalla legislazione o dalla contrattazione nazionale ma esclusivamente prevederne una diversa modulazione.

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Abstract

Attraverso lo strumento del contratto di prossimità è possibile introdurre specifiche deroghe sul numero complessivo dei lavoratori assumibili a termine che, secondo la regola generale introdotta dal novellato D.Lgs. n. 368/2001, a partire dal 21 marzo 2014, non può eccedere la quota del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione. Si richiama l’attenzione sulla circostanza che la contrattazione collettiva di prossimità può riguardare la regolazione delle materie inerenti l'organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell'orario di lavoro; e) alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

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Tags: prossimità, deroghe, contratti, termine, interpello, ministero, contrattazione, Avv. Augusto Zingaropoli

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